Legambiente Caserta

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La campagna per il risanamento ambientale di Legambiente
Roma, 4 giugno 2021                                                                                                                                                Comunicato stampa
Bonifiche, Legambiente lancia "liberi dai veleni"
Parte dalla Terra dei fuochi la campagna per il risanamento ambientale e il diritto alla salute nei territori dell’Italia inquinata. Rimpalli di competenze e gravi ritardi sui tempi stabiliti mentre le sostanze tossiche minacciano gravemente la salute dei cittadini.
Legambiente chiede una decisa accelerazione delle bonifiche, più risorse nel PNRR e i decreti attuativi della legge 132/2016


La Terra dei fuochi e la Valle del Sacco: da questi due territori prende il via oggi la campagna itinerante di Legambiente "liberi dai veleni" per mettere in luce, ancora una volta, mancate bonifiche e situazioni di inquinamento su cui i cittadini, da anni, aspettano risposte pagando l’assenza di una politica trasversale e duratura per il risanamento e il rilancio dei territori. Si è partiti dalla Campania con un flash mob sotto la Giunta regionale, si prosegue nel Lazio con la seconda tappa,a Ceccano.
Le operazioni di bonifica sono in fortissimo ritardo rispetto ai tempi già stabiliti; serve una decisa accelerazione delle bonifiche dei siti inquinati che costellano il Paese. Tristemente esemplari le vicende che hanno caratterizzato la Terra dei Fuochi, anticamente denominata Terra Felix, che comprende un’ampia porzione di territorio della Campania tra la provincia di Napoli e Caserta, e la Valle del Sacco, che attraversa diversi comuni nella provincia di Roma e Frosinone nel basso Lazio. Aree, anticamente fertili e floride, accomunate oggi da un inquinamento pesante dei terreni, delle acque superficiali e di falda, delle colture e degli allevamenti, con conseguenti danni ambientali, sanitari ed economici, per cui sono state inserite nel programma nazionale dei siti da bonificare (SIN). Entrambe le aree, poi, sono state però “declassate” a siti di interesse regionale (SIR) nel 2013. Fortunatamente la Valle del Sacco, con un ricorso al TAR che ha visto in prima linea anche Legambiente, è stata riammessa nell’elenco dei SIN, accumulando però un notevole, ulteriore ritardo nelle azioni di bonifica.
“Il PNRR inviato dal governo Draghi a Bruxelles - dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani - dimentica le grandi aree da bonificare, i cui interventi di risanamento registrano ritardi insopportabili anche per quanto riguarda gli impatti sulla salute come dimostrano diverse indagini epidemiologiche”.
In Campania, lo stato di attuazione del decreto “Terra dei Fuochi” del 2013 ha fornito un quadro, basato sui risultati delle analisi dirette, che vede il 65,86% delle aree sottoposte a indagini classificato come “idoneo alla produzione agroalimentare”, il 20% idoneo ma limitatamente a determinate produzioni agroalimentari in specifiche condizioni e il 12,5% da interdire a qualsiasi produzione agroalimentare o silvopastorale. Nonostante questo quadro, ancora non si hanno informazioni sul decreto del Ministero della Transizione ecologica per i valori caratterizzanti le acque ad uso irriguo. Dal 2014 (anno in cui è stato rimodulato il dispositivo dell’operazione “Strade Sicure” per svolgere attività di pattugliamento nella “Terra dei Fuochi”) a maggio 2020 sono stati individuati 5.288 siti di sversamento: 2.242 in Provincia di Napoli e 3.046 in Provincia di Caserta. Va sottolineato che la Terra dei fuochi rientra nel più ampio sito di interesse regionale denominato Litorale Domitio Flegreo e Agro Aversano, dove le principali criticità per il suolo e il sottosuolo sono causate da smaltimento abusivo dei rifiuti solidi e liquidi, da una contaminazione da diossina legata alla combustione illecita dei rifiuti e alla migrazione di contaminanti da aree industriali nelle acque superficiali e di falda e nei sedimenti. Secondo il Piano Regionale Bonifiche della Regione Campania, ben cinque Aree Vaste (Masseria del Pozzo, Maruzzella, Lo Uttaro, Regi Lagni e Bortolotto) ricadono esattamente nell’ex SIN Terra dei fuochi; luoghi noti per le diverse inchieste condotte negli anni dalla magistratura per le attività illegali che li hanno caratterizzati. Ad esempio, l’area vasta Masseria del Pozzo-Schiavi, nel comune di Giuliano, è un’area di circa 220 ettari in cui insistono la discarica ex Resit, la Novambiente di Vassallo, l’Ampliamento Masseria del Pozzo-Schiavi, l’area Eredi Giuliani, la Cava Giuliano e Ponte Riccio: tutte ancora da sanare.
“Bisogna passare dalle parole ai fatti - prosegue Stefano Ciafani -. La riforma prospettata dalla legge 132 del 2016, che istituisce il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, permetterebbe di superare il problema cronico della rete dei monitoraggi pubblici a macchia di leopardo e va nella direzione giusta, ma servono subito i decreti attuativi e vanno anche garantite più risorse economiche per potenziare i controlli pubblici. Abbiamo gli strumenti della legge sui delitti ambientali, la legge 68 del 2015, che prevede anche il reato di omessa bonifica, da utilizzare sempre meglio. Vanno inoltre rafforzati e uniformati i controlli su tutto il territorio nazionale, con azioni di prevenzione e repressione”.
Pesante l’impatto sanitario. Nel rapporto Sentieri 2019 (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) alla sua quinta edizione, la Terra dei fuochi viene inclusa nel Sito di Interesse Regionale del Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano. La mortalità generale e per le principali cause vi risulta in eccesso rispetto alla media regionale, così come lo era anche nel periodo precedentemente analizzato (2003-2010). Le ospedalizzazioni per grandi cause risultano in eccesso per tutti i tumori nei soli uomini (eccesso riscontrato anche nello studio del 2014). È di agosto 2020 la pubblicazione sull’International Journal of Environmental Research and Public Health di uno studio dell'Istituto superiore della sanità sull'impatto sulla salute degli smaltimenti e della combustione di rifiuti, anche pericolosi, nella Terra dei fuochi. L'ISS ha sviluppato uno specifico approccio del Sistema informativo geografico (GIS) per stimare un indicatore di esposizione al rischio di rifiuti nei 38 comuni di Napoli e province di Caserta oggetto di studio e interessati, dalla fine degli anni '80, da discariche abusive e siti di combustione di rifiuti. “Si osservano - dice lo studio - eccessi statisticamente significativi di mortalità per i tumori del fegato e della vescica in entrambi i generi, per i tumori della mammella nelle donne e per i linfomi non Hodgkin negli uomini. Sulla base dei risultati attuali sono urgentemente necessarie azioni di bonifica ambientale e l'arresto delle pratiche illegali e di gestione dei rifiuti ancora in corso”. Insomma, non c’è davvero tempo da perdere.
“La Terra di fuochi - dichiara Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania - è una terra “martoriata” nella sua essenza più profonda ed ignorata per decenni da una classe politica trasversale che non è riuscita ad adottare soluzioni serie e concrete. Dal 2003, anno in cui come Legambiente abbiamo coniato il termine nel nostro rapporto Ecomafia, si sono succeduti 11 governi nazionali e 5 a livello regionale senza trovare un ‘vaccino’ efficace contro il virus ‘terra dei fuochi’. Chiediamo che in quei territori vanga fatta davvero ecogiustizia a partire da una accelerazione seria, efficiente ed efficace della bonifica e con la chiusura del ciclo dei rifiuti. Lo dobbiamo ai tanti onesti cittadini campani che vogliono riscattare il proprio territorio e affermare i principi di legalità e trasparenza. Per fermare il fuoco e i veleni dell’ecomafia è necessario dare risposte efficaci, troppo a lunghe rimandate, che richiedono uno sforzo congiunto di tutti”.
Il tema dei siti contaminati è stato inserito per la prima volta fra le priorità della sanità pubblica nel 2017 dalla sesta Conferenza ministeriale ambiente e salute dei 53 Paesi della regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sono stati stimati circa 342.000 siti contaminati in Europa, dei quali solo il 15% è stato sottoposto a intervento di risanamento ambientale. Aree contaminate da sostanze chimiche tossiche tali da costituire una minaccia attuale o potenziale per la salute delle popolazioni residenti, compresi i sottogruppi vulnerabili quali i bambini, e dove gli aspetti sanitari, ambientali, sociali e occupazionali sono fortemente interconnessi.
Il 26 maggio alle ore 18, Legambiente presenta webinar sui parchi urbani.
LEGAMBIENTE PRESENTA L'INDAGINE BEACH LITTER 2021

Napoli, 12 maggio 2021 Comunicato stampa
Legambiente presenta l’indagine Beach Litter 2021
Su 14 spiagge monitorate in Campania
trovati una media di 947 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia
A farla da padrona è ancora la plastica (85% del totale)
Sul 71% dei lidi monitorati sono stati rinvenuti guanti usa e getta, mascherine o altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria Covid-19
La spiaggia con il maggior numero di rifiuti spiaggiati è a Castellammare di Stabia all’Arenile Stabiese con 1.781 rifiuti pari al 13,4% del totale
Nel week-end dal 14 al 16 maggio torna Spiagge Pulite
l’iniziativa di Legambiente per ripulire arenili e fondali dai rifiuti spiaggiati
Oltre 9 rifiuti di ogni genere per ogmi metro lineare di arenile. I rifiuti continuano ad essere ospiti indesiderati nei nostri litorali. Nelle 14 spiagge monitorate in Campania sono stati censiti 13.256 rifiuti in un’area totale di 39.700 mq. Una media di 947 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia che supera di gran lunga il valore soglia o il target di riferimento stabilito a livello europeo per considerare una spiaggia in buono stato ambientale, ossia meno di 20 rifiuti spiaggiati ogni 100 metri lineari di costa. A parlar chiaro sono anche i nuovi dati dell’indagine Beach Litter 2021, realizzata dai circoli locali di Legambiente e che l’associazione ambientalista lancia in vista del week-end de 14, 15 e 16 maggio di Spiagge e Fondali Puliti. Oltre alla rimozione dei rifiuti, l’obiettivo di Spiagge e Fondali Puliti è anche quello di sensibilizzare i cittadini sul grande problema del marine litter che non risparmia il Mediterraneo.
I rifiuti censiti da Legambiente sono di ogni forma e tipo, per lo più usa e getta, legati principalmente agli imballaggi, al consumo di cibo e ai rifiuti da fumo: dalle bottiglie ai contenitori e tappi di plastica, dai mozziconi di sigaretta ai calcinacci e ai frammenti di vetro, per arrivare a dischetti, guanti e mascherine. La plastica resta il materiale più trovato dei rifiuti spiaggiati. Su circa la metà delle spiagge campionate, la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti monitorati, mentre sul 71% dei lidi monitorati sono stati rinvenuti guanti usa e getta, mascherine o altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria Covid-19. Rinvenuti anche quest’anno i dischetti utilizzati come biofilm carrier nei depuratori.
In Campania il monitoraggio è stato effettuato su 14 spiagge: nella provincia di Caserta la foce del fiume Garigliano a Sessa Aurunca; nella provincia di Napoli, 2 spiagge a Napoli (Mappatella Beach e il litorale San Giovanni a Teduccio), l’Arenile Stabiese a Castellammare di Stabia, il lido delle Monachelle e la spiaggia di Lucrino a Pozzuoli, la spiaggia libera Licola a Giugliano in Campagna, la spiaggia Romana a Bacoli; nella provincia di Salerno la spiaggia presso la foce del fiume Tusciano a Battipaglia, l’area protetta Legambiente Eboli, la spiaggia libera a Pontecagnano Faiano e la spiaggia del Caterpillar a Salerno, la spiaggia dei Pioppi a Pollica, la spiaggia dell’oasi dunale Paestum a Capaccio Paestum e la spiaggia Mercatello a Salerno.
Materiali e fonti: Dai campionamenti fatti da Legambiente nelle 14 spiagge, la plastica risulta il materiale più trovato (85,4% degli oggetti rinvenuti), seguita da vetro/ceramica (5,7%), metallo (3,5%), tessili (1,6%), carta/cartone (1,2%). Le altre categorie rappresentano in totale il restante 2,6.
Top ten dei rifiuti spiaggiati. Top ten dei rifiuti spiaggiati. Quest’anno al primo posto nella top ten dei rifiuti spiaggiati, i mozziconi di sigarette che rappresentano il 15,6% dei rifiuti registrati seguiti dagli oggetti e i frammenti non identificabili di plastica (14,3%) e di polistirolo (12,4%). Seguono i tappi e coperchi in plastica (8,9%), i cotton fioc in plastica (7,5% dei rifiuti monitorati). Questi ultimi sono il simbolo per eccellenza di maladepurazione (spesso infatti vengono gettati nel wc) e in Italia sono al bando in favore di alternative più sostenibili e compostabili. Al sesto posto troviamo le bottiglie e contenitori in plastica per bevande (4,9%), seguiti dagli oggetti e frammenti in plastica espansa (non polistirolo) (2,4%) e da pezzi di plastica di dimensioni maggiori di 50 cm (2,2%). Chiudono la top ten le stoviglie usa e getta in plastica (bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica) con il 2,2% e gli oggetti di vetro con l’1,9%.
L'arenile con il maggior numero di rifiuti spiaggiati è quello di Castellammare di Stabia con 1.781 rifiuti pari al 13,4% del totale, seguito dalla spiaggia libera “presso foce” nel comune di Sessa Aurunca con 1.759 (13,3%) e dalla spiaggia di Lucrino, nel comune di Pozzuoli con 1.526 rifiuti ritrovati pari al 11,5% del totale. È la spiaggia di Pozzuoli quella con il più alto numero di mozziconi di sigaretta 1.119 seguita dalla spiaggia di Mercatello nel comune di Salerno con 526 mozziconi ritrovati.
«“L’inquinamento da plastica in mare e sulle spiagge – dichiara Francesca Ferro, direttrice regionale di Legambiente - resta, insieme all'emergenza climatica, l'altra grande questione ambientale da affrontare con interventi e politiche mirate tenendo alta l'attenzione sul tema. Quasi la metà dei rifiuti spiaggiati monitorati sono proprio i prodotti al centro della direttiva europea sulla plastica monouso, ossia prodotti usa e getta, dalle bottiglie di plastica alle stoviglie, dai mozziconi di sigaretta ai cotton fioc, solo per citarne alcuni. Per questo chiediamo che l’Italia emani entro il 3 luglio 2021 il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea pensata per bandire e ridurre la produzione e commercializzazione di alcuni prodotti di plastica monouso su tutto il territorio nazionale. È necessario mettere in campo misure di contrasto alla plastica e ai rifiuti galleggianti per proteggere la bellezza dei nostri territori, diffondere cittadinanza responsabile e consapevole e incentivare il turismo sostenibile.
La Direttiva Europea e i dati Beach litter 2021: il 46,8% del totale dei rifiuti monitorati da Legambiente è costituito da quei prodotti usa e getta al centro della diretta europea, detta anche SUP (Single Use Plastics), che prevede a riguardo misure specifiche. Per le bottiglie e i contenitori di plastica, inclusi i tappi (e anelli) - ne sono stati trovati oltre 1839 sulle spiagge campane monitorate da Legambiente - è stato proposto l’obiettivo di raccolta del 90% al 2025 e si dovrà riciclare almeno il 90% delle bottiglie per bevande entro il 2029, con un target intermedio del 77% al 2025. Nel testo si introduce anche l’obbligo, a partire dal 2024, di avere il tappo attaccato alla bottiglia per evitare che questo si disperda con facilità. Viene introdotto, inoltre, un contenuto minimo di materiale riciclato, (almeno il 25% entro il 2025 ed il 30% al 2030) nella produzione di bottiglie di plastica per favorirne così la raccolta differenziata. Tra gli altri prodotti ci sono poi i contenitori in plastica per alimenti e i bicchieri di plastica che rappresentano rispettivamente il 44% e il 31% dei rifiuti da consumo di cibi da asporto, ovvero l’insieme di posate, piatti, cannucce e mescolatori per bevande censiti dai volontari di Legambiente. Per quanto riguarda i cotton fioc ne sono stati ritrovato ben 989 nonostante quelli di plastica in Italia sono stati messi al bando a partire dal 2019, un’iniziativa nata dalla denuncia di Legambiente che di fatto ha anticipato il divieto di commercializzazione di questi prodotti contenuto nella proposta della direttivaInfine ci sono le buste di plastica, ancora presenti sulle spiagge italiane nonostante il bando esistente dal 2013 nel nostro Paese che ha comunque permesso una riduzione nell'uso di sacchetti del 65%.
Tanti gli appuntamenti di Spiagge e Fondali Puliti nel prossimo week-end che vedrà impegnati tantissimi volontari in tante località campane. Sabato 15 maggio presso la Spiaggia Oasi Dunale  Paestum flash mob per richiamare l'attenzione sul processo , per lo sversamento in mare di 130 milioni di filtri di plastica dal depuratore di Capaccio Paestum (Salerno), nel febbraio del 2018 dove Legambiente è stata ammessa come parte civile la cui udienza si celebrerà la settimana prossima. Altra iniziativa presso la litoranea di Pontecagnano spiaggia attigua Lido Albatros. Sabato mattina appuntamento presso Vernelle Country Resort ad Alife per la pulizia a piedi e in canoa del fiume Volturno, nel tratto della valle alifana, tratto particolarmente sensibile perché vi si raccolgono i rifiuti, plastica soprattutto, provenienti da Alife e Piedimonte Matese. La giornata è organizzata dall'associazione Matese Adventures in collaborazione con il circolo Legambiente Piedimonte Matese mentre domenica a Castellammare di Stabia iniziativa di pulizia nell'ambito del progetto ViviAmo, CuriAmo, PartecipiAmo il Sarno, pulizia e monitoraggio della biodiversità in collaborazione con l'associazione Ardea. Spiagge pulite prosegue anche nelle prossime settimane con iniziative di pulizia a La foce, a Baia Domizia- Sessa Aurunca, a Pollica-Pioppi, a Marina Grande di Bacoli e a Salerno presso spiaggia contigua al porticciolo di Pastena.


Agroecologia circolare
Napoli, 7 maggio 2021 Comunicato Stampa
Agroecologia circolare
Forum di Legambiente Campania per un Green new deal dell’agricoltura libera dalla dipendenza di chimica e plastica, per combattere la crisi climatica e rilanciare l’economia verde
Imparato(Legambiente) “Alle Istituzioni chiediamo investimenti economici, sociali e ambientali per una agricoltura che guardi alla riduzione degli impatti climalteranti, alla valorizzazione del biologico e che promuova l’economia circolare”
Un nuovo modello di agricoltura che sposi appieno la sostenibilità ecologica; un’agricoltura che possa finalmente diventare non solo l’asse portante dell’economia made in Campania, ma un settore strategico anche dal punto di vista ambientale a cominciare dalle sfide imposte dalla crisi climatica. È la sfida che Legambiente Campania ha lanciato oggi con il Primo Forum regionale sull’Agroecologia Circolare, dove ha chiamato a raccolta le esperienze più avanzate della nostra nostra regione per proporre una nuova alleanza che possa condurre, oltre alla riduzione dell’utilizzo della chimica attraverso il ricorso a buone pratiche agronomiche, ad un impegno concreto per un Green new deal anche in questo settore.
La visione agroecologica – commenta Legambiente- sottesa al Green Deal europeo ci chiede di andare oltre la produzione, allargando lo sguardo a tutta la filiera, includendo il consumatore. In questa chiave vanno letti non solo gli obiettivi della strategia europea “Farm to Fork” (riduzione di apporti di fertilizzanti, di pesticidi e di farmaci veterinari), ma anche la sua visione che punta a un sistema europeo del cibo che metta al centro la salute dei cittadini e la salvaguardia degli ecosistemi, pianificando una profonda ristrutturazione della filiera agroalimentare.
In Campania la superficie agricola totale (SAT) è pari a circa 720 mila ettari mentre la superficie agricola utilizzata (SAU) si attesta su 547 mila ettari (75% della SAT). La maggior parte della superficie agricola utilizzata (34%) ricade nella provincia di Salerno; il restante 66% è così suddiviso: il 22% ricade nella provincia di Avellino, il 20% nella provincia di Caserta, il 20% nella provincia di Benevento e solo il 4% nella provincia di Napoli (fonte Crea- Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). Sono oltre 69mila gli ettari coltivati a biologico più di 6.000 operatori coinvolti .Un settore quello dell'agricoltura che ha visto nell'ultimo Bilancio Finanziario delle Regione Campania per l’anno 2019 una diminuzione consistente delle risorse pari -10,2%.
La lotta ai cambiamenti climatici- ha dichiarato Valerio Calabrese, Responsabile Agricoltura di Legambiente Campania- passa anche per un sistema alimentare come quello della Dieta Mediterranea che può contribuire alla riduzione degli impatti climalteranti, alla valorizzazione dei prodotti di filiera corta, allo sviluppo dell’agricoltura biologica e alla qualificazione di tutte le filiere agroalimentari in chiave ambientalmente e socialmente sostenibile. L’obiettivo è quello di diminuire i carichi emissivi, liberare l’agricoltura da un’eccessiva dipendenza dall’industria chimica, riducendo il fabbisogno idrico ed energetico e, nel contempo, favorire la tutela della biodiversità e della salute dei cittadini”
Oggi, purtroppo, l’agricoltura intensiva, l’eccessivo utilizzo della chimica e la corsa alle rese piuttosto che alla qualità, oltre a contribuire in maniera rilevante alla crisi climatica, sono causa della perdita di biodiversità e della presenza, in particolare nelle acque, di sostanze dannose per gli esseri umani. In Italia soli 7 anni, tra il 2012 e il 2019, la perdita dovuta al consumo di suolo in termini di produzione agricola complessiva, stimata dall'Ispra insieme al CREA, raggiunge i 3.700.000 quintali; nel dettaglio 2 milioni e mezzo di quintali di prodotti da seminativi, seguiti dalle foraggere (-710.000 quintali), dai frutteti (-266.000), dai vigneti (-200.000) e dagli oliveti (-90.000). Il danno economico stimato è di quasi 7 miliardi di euro, che salirebbe a 7 miliardi e 800 milioni se tutte le aree agricole fossero coltivate ad agricoltura biologica. In Campania nel periodo 2012 -2019 i maggiori danni si sono segnalati nella categoria della foraggere con un perdita di circa 66mila quintali e nello stesso periodo si sono persi frutteti in grado di produrre potenzialmente quasi 30.000 quintali.
L’agricoltura- commenta Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania- deve divenire un settore strategico per la transizione ecologica per rispondere alle sfide imposte dalla crisi climatica. Puntando sull’innovazione, scoraggiando anche economicamente pratiche agricole e zootecniche intensive e a elevato impatto ambientale. In tal senso, occorre indirizzare le risorse europee verso l’agroecologia, favorendo il metodo di produzione biologica come apripista del modello agricolo nazionale, con l’obiettivo di giungere al 40% di superficie coltivata a biologico entro il 2030, e qualificando in modo ambizioso sotto il punto di vista ambientale anche l’agricoltura integrata. Occorre favorire la diffusione della produzione di biometano per il trattamento di scarti agricoli e deiezioni animali per allevamenti sostenibili, il fotovoltaico che non consuma suolo attraverso l’agrivoltaico, l’agricoltura di precisione che consentono di non sprecare risorse importanti come l’acqua,l tracciabilità delle materie prime e dei prodotti trasformati. La sostenibilità sociale- conclude la presidente regionale di Legambiente- impone di combattere con rigore la lotta al caporalato e alle diverse forme di sfruttamento umano che si sono insediate nei nostri territori in questi anni, all’uso illegale dei fitofarmaci e la diffusione di buone pratiche di riutilizzo sociale dei terreni confiscati alle mafie.”
Rapporto Ecomafia 2021
Basta difendere modelli energetici vecchi e inquinanti
Napoli, 20 aprile 2021 Comunicato Stampa
Presenzano, Sparanise, San Giovanni a Teduccio
Legambiente: “Basta difendere modelli energetici vecchi e inquinanti. Servono
impianti a fonti rinnovabili per fare una vera transizione energetica per le
comunità”

La nuova centrale turbogas di Presenzano, la richiesta del raddoppio di quella di Sparanise, la paventata ipotesi di un’altra centrale nell’area industriale di Benevento con il progetto di deposito di Gas naturale liquido nella darsena di San Giovanni a Teduccio a Napoli sono il segnale di una politica energetica schizofrenica che da un lato indica la strada maestra nella transizione ecologica e dall’altra autorizza impianti e infrastrutture inutili e inquinanti. Basta difendere modelli energetici vecchi servono impianti a fonti rinnovabili che rappresentano il volano per un Campania che crede e vuole investire sull'ambiente, su efficientamento energetico e innovazione.” In una nota Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania è critica sulla strada intrapresa nella nostra regione sul fronte della politica energetica.
Ad oggi- commenta Legambiente- sul territorio regionale, sono presenti 192 centrali, con una potenza complessiva nominale pari a 2,5 GW, di queste ben tre con potenza installata superiore a 50 MW, e una produzione di energia elettrica di circa 7.769,7 GWh (dati Terna 2019).
Le nuove ipotesi di centrali a gas e le infrastrutture a supporto (deposito Gnl darsena San Giovanni) – prosegue presidente Legambiente Campania- con la scusa della messa in sicurezza del sistema energetico, rappresenta esattamente la direzione opposta di quella che andrebbe seguita. Partendo dal fatto, come ampiamente messo in evidenza dal nostro dossier La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas come, per affrontare la transizione energetica e per rispondere alle esigenze di sicurezza e flessibilità della rete, nel nostro Paese, non sia necessaria la realizzazione di nessuna nuova centrali a gas. Basti pensare infatti, che il parco di centrali a gas oggi esistenti nel nostro Paese, lavora una media di 3.200 ore l’anno. Una media assai inefficiente rispetto al potenziale delle 8.000 ore annuali. Infatti, basterebbe portare le ore media di lavoro delle centrali a 4.000 per sopperire alla chiusura delle centrali a carbone prevista per il 2025. Un dato- conclude Mariateresa Imparato presidente Legambiente Campania- che si scontra sull’utilità della nuova centrale di Presenzano, i cui committenti dichiarano un monte ore di esercizio pari a 8.160 ore/anno, a condizioni attuali, un unicum nell’esperienza italiana. L’inadeguatezza poi di realizzare un deposito GNL nella Darsena di San Giovanni a Teduccio in un territorio che aspetta da decenni la bonifica. “
MACRICO UN PARCO PER LA CITTA'
LEGAMBIENTE RIPULISCE I TIFATINI
Mozione di Speranza per Caserta
Revoca del progetto del parcheggio a Tuoro
Il Comune di Caserta sta costruendo un parcheggio interrato di 123 posti in Piazza Suppa a Tuoro. Il progetto prevede, inoltre, l'abbattimento di 10 alberi presenti nella piazza! Un progetto del tutto inutile che stravolge la forma della piazza, unico luogo di aggregazione del quartiere. Ti chiediamo di firmare questa petizione per bloccare la costruzione del parcheggio!

IL MACRICO AI CITTADINI
INSETTO KILLER A CASERTA
Osservazioni al Piano d’Ambito Regionale Ente Idrico Campano
Il rischio di inquinamento della sorgente Maretto
Lettera aperta alla ProLoco Vaccheria
Comunicato stampa - Campania fanalino di coda del trasporto su rotaie - Leggi


Rapporto Pendolaria 2020


Villetta Padre Pio - Lettera al sindaco di Caserta
RECOVERY PLAN DI LEGAMBIENTE.
Nascerà il ministero della Transizione ecologica. Le associazioni ambientaliste ricevute da Mario Draghi
Legambiente: In Campania sono 44 i comuni senza servizi depurazione per un totale di oltre 450mila abitanti

Napoli, 11 febbraio 2021 Comunicato stampa
Forum Acqua di Legambiente
Il Servizio Idrico Integrato in Campania e nel Mezzogiorno
In Campania sono 44 i comuni senza servizi depurazione per un totale di oltre 450mila abitanti
Poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (45,5%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione
Record a Caserta con con il 61,2% di perdite, segue Salerno con circa il 55% Benevento con il 37% e Napoli con il 35%
Legambiente: “Nella discussione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza si continua a parlare di progetti lontani dai bisogni del Paese, e si escludono gli interventi realmente cantierabili e utili ai cittadini, come i depuratori, gli acquedotti o le reti fognarie”
Una serie di proposte da mettere al centro del confronto sul Servizio Idrico Integrato, perché la risorsa idrica diventi uno dei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La Campania registra ancora ritardi nella depurazione mentre sulla dispersione dell’acqua si conferma una situazione critica e l’assenza di forti segnali di discontinuità col passato. Nella nostra regione sono 44 i comuni senza servizio di depurazione per una popolazione residente di 451.481. In particolare, in Campania i dati resi disponibili dall’Arpac, relativi ai controlli svolti nei primi nove mesi del 2020 sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione, confermano la cronica criticità della situazione: su un totale di 145 controlli eseguiti nella regione,il 40% è risultato “non conforme”, con punte di non conformità del 67% per gli impianti della provincia di Benevento e Avellino e a seguire del 54% per quelli della provincia di Salerno del 35% per quelli della provincia di Caserta. Chiude la provincia di Napoli con il 17% dei controlli “non conforme” Poco meno della metà del volume di acqua prelevata alla fonte (45,5%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni idriche dalle reti di adduzione e distribuzione (fonte Istat). Per stimare le probabili dispersioni si calcola che la quota di acqua potabile immessa in rete e non consumata: il dato medio sulla dispersione dell’acqua nei capoluoghi di provincia presenta una fotografia con tante ombre. La situazione peggiore si registra a Caserta con il 61,2% di perdite, segue Salerno con circa il 55% Benevento con il 37% e Napoli con il 35%. Sono 117 gli agglomerati sottoposti a procedura di infrazione o condanna ( 49 nel distretto Calore Irpino, 8 Napoli, 7 Sarnese Vesuviano, 35 Sele, 18 Caserta. (fonte Commissario straordinario unico). Temi, denuncia e proposte sono state presentate da Legambiente Campania nel corso della prima edizione del “Forum Acqua: il Servizio Idrico Integrato in Campania e nel mezzogiorno” promosso dall'associazione ambientalista nell'ambito delle attività del progetto CuriAmo, ViviAmo, PartecipiAmo il Sarno sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD.
“Nella discussione sul Piano nazionale ripresa e resilienza – dichiara Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – è necessario mettere in programma interventi realmente cantierabili e utili al Paese e ai cittadini, come i depuratori, gli acquedotti o le reti fognarie. Un Servizio Idrico Integrato sostenibile è centrale per andare nella direzione prevista dalle direttive comunitarie, in termini di disponibilità dell’acqua per le persone, di tutela della risorsa idrica e per un’efficace politica di adattamento al cambiamento climatico a partire dalle città.  Ma occorre intraprendere un percorso concreto di discussione tra tutti i soggetti coinvolti per avviare un processo virtuoso che coniughi investimenti, progettazione di qualità e innovazione. In Campania è necessario aprire una stagione della trasparenza sulla gestione della risorsa idrica, pianificando politiche di tutela che tengano dentro strategie di adattamento alla crisi climatica dalle città alle aree interne e concretizzando con cronoprogramma specificando i tempi della “grande opera” necessaria di disinquinamento dei corpi idrici superficiali a partire dal Fiume Sarno. L’impegno della nostra associazione continuerà nelle prossime settimane presentando osservazioni e contributi puntuali alla Proposta di Piano d’ambito dell’Ente idrico Campano sottoposta a consultazioni.”.
Anzitutto, secondo Legambiente, è fondamentale ridurre le perdite degli acquedotti, dando priorità alla rete di distribuzione cittadina, per contenere gli sprechi e diminuire i volumi prelevati all’origine; completare la rete fognaria e realizzare interventi volti alla separazione delle acque reflue civili da quelle industriali e di prima pioggia, destinandole a impianti idonei che ne permettano il riutilizzo o la reimmissione nell’ambiente naturale in sicurezza; riqualificare gli impianti di depurazione esistenti, spesso inefficienti, sottodimensionati e in difficoltà, e costruire gli impianti nuovi per porre fine alla cronica emergenza depurativa nel nostro Paese (che sta pagando multe di 60 milioni di euro all’anno), sviluppando anche sistemi innovativi e tecniche alternative (come la fitodepurazione, il riutilizzo delle acque reflue, piovane e industriali), per garantire il raggiungimento del buono stato ecologico delle acque entro il 2027 come previsto dalla Direttiva 2000/60; realizzare digestori anaerobici per il trattamento dei fanghi di depurazione con produzione di biometano; diffondere sistemi per la riconversione del sistema di irrigazione in agricoltura puntando alla microirrigazione a goccia, tale da garantire almeno il 50% del risparmio di acqua utilizzata.
Legambiente in occasione del Forum ha annunciato la presentazione delle osservazioni alla Proposta di Piano d’ambito dell’Ente idrico Campano sottoposta a consultazioni. Un piano che presenta criticità e lacune sulla trasparenza e accesso ai dati che, di fatto, impedisce la possibilità di disarticolare o aggregare dati per un'analisi più approfondita a livello territoriale e per varie categorie funzionali, gestionali e di investimento. Le difficoltà della ricognizione inducono a dedurre che il sistema di controllo è molto deficitario e che ancora non è completamente informatizzato. Inoltre, il Sistema Idrico Integrato (SII) registra una estrema frammentazione gestionale. Rilevante è anche la disarticolazione che molti Comuni hanno nella gestione differenziata della rete acquedottistica, degli impianti fognari e di quelli depurativi. Nel Piano si evidenzia che il termine gestori strutturati (21 operatori distribuiti nei vari Distretti) indica i soggetti che “a qualunque titolo ed indipendentemente dalla legittimità della gestione operano nel sistema idrico integrato con un’organizzazione aziendale di tipo industriale”. Questi 21 gestori strutturati inoltre “preferiscono” offrire i loro servizi soprattutto nella gestione acquedottistica e molto meno in quella delle fognature e della depurazione lasciando ai  comuni la gestione in economia per queste categorie. Siamo dunque ben lontani dal Ciclo Integrato dell’Acqua e occorre definire il ruolo dei gestori strutturati. Nel Piano si fa riferimento alla riduzione delle perdite in rete obiettivo primario delle azioni previste nel piano:il percorso di riduzione è però molto lento perché il Piano stima di passare dall’attuale 55% delle perdite al 32% nel 2030 e solo nel 2050 al 20%.
Terra dei Fuochi, dimostrato il legame tra rifiuti e patologie
Legambiente presenta Mal’aria 2021
Napoli, 29 gennaio 2021 Comunicato stampa

Legambiente presenta Mal’aria 2021
Avellino maglia “nera” a livello regionale con 78 giorni di sforamenti per polveri sottili
Prima città del centro sud , settima in Italia
Fuorilegge anche Napoli con 55 giorni di sforamento e Benevento con 41
Preoccupa anche il confronto con i parametri OMS: tutti i 5 capoluoghi campani registrano
una media annuale di Pm10 superiore a quanto indicato dall’OMS
Avellino si conferma maglia nera


Anche in tempo di pandemia in Campania l’emergenza smog non si arresta e si cronicizza sempre di più. È quanto emerge in sintesi dal report annuale Mal’aria di città 2021 di Legambiente nel quale l’associazione ambientalista traccia un doppio bilancio sulla qualità dell’aria nei capoluoghi di provincia nel 2020, stilando sia la classifica delle città fuorilegge per avere superato i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili (Pm10) sia la graduatoria delle città che hanno superato il valore medio annuale per le polveri sottili (Pm10) suggerito dalle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), che stabilisce in 20 microgrammi per metro cubo (µg/mc) la media annuale per il Pm10 da non superare contro quella di 40 µg/mc della legislazione europea. E il quadro complessivo che emerge è preoccupante: nel 2020 in Campania sono tre i capoluoghi di provincia che hanno superato almeno con una centralina il limite previsto per le polveri sottili (Pm10), ossia la soglia dei 35 giorni nell’anno solare con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. Ad Avellino spetta la maglia nera con 78 giorni di sforamenti registrati nella centralina Scuola Alighieri. Un record negativo per il capoluogo avellinese che si classifica al settimo posto in Italia e prima città del centro sud. E per denunciare lo smog , stamattina volontari di Legambiente hanno organizzato un flash mob sotto la Prefettura di Avellino con lo striscione “Ci siamo rotti i polmoni - no allo smog" al termine del quale hanno consegnato nelle mani del Prefetto il dossier Mal'Aria per chiedere come deliberato nel consiglio comunale di Avellino monotematico sull'inquinamento atmosferico il 4 gennaio scorso in cui è dato mandato al Sindaco di Avellino, di proporre un tavolo in Prefettura con tutti gli Enti preposti e firmatari del protocollo d’intesa del Commissario Straordinario Priolo (commissario prima dell'attuale amministrazione) del 26/01/2018, per promuovere e attuare azioni per il miglioramento complessivo delle condizioni ambientali del capoluogo avellinese con specifico riferimento alle cosiddette polveri sottili.
Nella classifica Mal'aria di Legambiente, dopo Avellino in Campania troviamo Napoli con 55 giorni di superamento dei limiti presso la centralina di Via Argine, segue Benevento con 41 giorni di sforamento presso la centralina situata presso Campo Sportivo 18.
Ancora peggio la situazione nel confronto con i parametri dettati dall’OMS, di gran lunga più stringenti rispetto a quelli della legislazione europea, e che hanno come target esclusivamente la salute delle persone. Nel 2020 tutti i cinque capoluoghi campani hanno fatto registrare una media annuale superiore ai 20 microgrammi/metrocubo (µg/mc) di polveri sottili rispetto a quanto indicato dall’OMS. A guidare la classifica è sempre Avellino con 31 microgrammi/mc come media annuale di tutte le centraline urbane del capoluogo, seguita da Napoli (28µg/mc), Benevento (27 µg/mc), Caserta ( 26 µg/mc) e Salerno (26 µg/mc).
“L'inquinamento atmosferico – dichiara Mariateresa Imparato , presidente regionale di Legambiente - è un problema complesso che dipende da molteplici fattori come il traffico, il riscaldamento domestico, l'agricoltura e l'industria in primis. Proprio per tale complessità è una questione che non può essere affrontata in maniera estemporanea ed emergenziale, come fatto fino ad oggi dal nostro Paese che purtroppo è indietro sulle azioni da mettere in campo per ridurre l'inquinamento atmosferico, ma va presa di petto con una chiara visione di obiettivi da raggiungere, tempistiche ben definite e interventi necessari, in primis sul fronte della mobilità sostenibile.È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, sulla produzione di elettricità, sull'attività quella industriale e sull' agricoltura. In questo è fondamentale il ruolo della Regione, ma purtroppo l’aggiornamento del Piano di Tutela della Qualità dell’aria ,sottoposto a consultazione Vas, risulta ancora una volta poco ambizioso e di scarsa incisività rispetto alla gravità della situazione. Misure vaghe e mancanza di norme tecniche di attuazione fanno risultare il Piano inadeguato al raggiungimento degli obiettivi contro lo smog. Oltre a misure adeguate servono nuovi fondi da destinare a progetti innovativi per definire un'efficace e integrata azione antismog che cambi radicalmente trasporti, produzione di energia, agricoltura, industria ed edilizia. Prioritario - conclude il presidente di Legambiente Campania - è investire su uno svecchiamento del parco autobus, puntando su un trasporto pubblico locale moderno, treni per pendolari e mobilità alternativa, senza dimenticare la riqualificazione energetica degli edifici, garantendo così una riduzione nelle emissioni dagli impianti di riscaldamento domestici.”
Sono di un recente studio europeo, pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health , i dati sulla mortalità correlata all'inquinamento atmosferico e sulla stima di decessi annuali prevenibili a causa dell'inquinamento atmosferico. Lo studio pubblicato a gennaio del 2021 su quasi 1000 città in Europa che le classifica in base an un ranking di mortalità legato al PM2.5 e al NO2 colloca 4 città capoluogo della Campania inclusi nello studio (Avellino, Caserta, Napoli, Salerno) tra le prime 150 per mortalità legate al PM2.5 e tra le prime 300 per il biossido di azoto. Lo studio ha evidenziato, inoltre, come con una riduzione delle contrazioni del PM2.5 fino ai valori suggeriti dall’OMS, avrebbe evitato circa 1500 decessi (1489) all'anno legati all’esposizione da questo inquinante, la maggior parte concentrati a Napoli ( 1352 decessi all'anno).
In particolare per Legambiente è urgente intervenire in maniera rapida con misure efficaci affrontando il problema in modo strutturale e con una pianificazione adeguata e incrociando due temi cruciali: quello della mobilità sostenibile e dell’uso dello spazio pubblico e della strada prevedendo interventi ad hoc che, se integrati insieme ad altre misure riguardanti il settore del riscaldamento e dell’agricoltura, potranno portare benefici immediati e duraturi. Occorre prevedere, ad esempio, il potenziamento del trasporto pubblico locale e della mobilità condivisa, elettrica ed efficiente per garantire il diritto di muoversi senza inquinare, lo stop progressivo alla circolazione delle auto nei centri delle città, senza deroghe nè scappatoie, lo stop agli incentivi per la sostituzione dei mezzi più vecchi e inquinanti a favore di mezzi più nuovi ma ugualmente inquinanti. Sul fronte del riscaldamento domestico, servono abitazioni ad emissioni zero grazie alla capillare diffusione del “Bonus 110%” che favorisca il progressivo abbandono delle caldaie a gasolio e carbone da subito, e a metano nei prossimi anni. Infine serve anche un cambiamento della filiera agro-zootecnica rafforzando ed estendendo temporalmente le misure invernali di limitazione o divieto di spandimento di liquami e digestati; istituendo l’obbligo di copertura delle relative vasche di stoccaggio; sostenendo, attraverso misure PSR, investimenti aziendali volti ad attuare operazioni di trattamento, sia delle emissioni di stalla sia dei liquami e letami, con processi che prevedano la produzione di biometano, la separazione solido-liquido, le macchine agricole per migliorare la modalità di applicazione al suolo di liquami e digestati.
Catena Umana per una corretta riqualificazione di piazza Padre Pio
Ecosistema urbano: Caserta tra gli ultimi comuni
Rapporto Ecomafia 2020
Per approfindimenti cliccare sul link noecomafia.it
Crescono i reati ambientali +23,1% rispetto al 2018.La Campania prima Regione con 5.549 reati pari al 16% del totale nazionale. Napoli prima provincia con 2.207 reati , Caserta 15° posto con 574 reati.
Legambiente: Boom ecomafia in Campania, Napoli si conferma prima provincia d’Italia per numero di reati ambientali seguita da Salerno
Da:Ufficio Stampa<prufficiostampa@gmail.com>(prufficiostampa@gmail.com)
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Napoli, 11 dicembre 2020 Comunicato Stampa
Crescono nel 2019 gli illeciti nel ciclo dei rifiuti
+21% rispetto lo scorso anno
La provincia di Napoli maglia nera a livello nazionale

La Campania guida la classifica cemento illegale
con 1.169 infrazioni +40% rispetto scorso anno
Provincia di Salerno guida la classifica a livello nazionale

Presentato Rapporto Ecomafia 2020 di Legambiente

La Campania ancora sotto l’attacco, spietato, degli ecocriminali. Con 5.549 reati accertati di illegalità ambientale nel 2019 segna un'impennata senza precedenti con + 44% rispetto lo scorso anno. Aumentano anche le persone denunciate ben 4.231.Sono 24 le persone arrestate, cui si aggiungono 1.777 sequestri. In questi anni a spartirsi la torta, insieme ad imprenditori, funzionari e amministratori pubblici collusi, sono stati 90 clan attivi in tutte le filiere analizzate da Legambiente: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare. Nonostante la reazione dello Stato, i ladri di futuro continuano infatti ad accumulare profitti e patrimoni illeciti, spesso difficili persino da individuare. E la Campania si conferma la terra dell'ecomafia. Il verdetto senza appello arriva dal rapporto “Ecomafia 2020. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia”, realizzato da Legambiente.
Per il 26esimo anno consecutivo, la Campania è maglia nera nell’illegalità ambientale, nel ciclo dei rifiuti e del cemento. Napoli si conferma prima provincia d’Italia per numero di reati ambientali (2.207), seguita da Salerno, che scala ben sei posizioni rispetto al 2018, con 1.161 reati, più del doppio rispetto al 2018. Sesta la provincia di Avellino con 885 reati e quindicesima Caserta con 574 reati ambientali. Considerando l’arco temporale dal 1997 al 2019 i reati ambientali accertati in Campania sfiorano quota centomila e precisamente 99.341, con 81.694 persone denunciate o arrestate e 27.928 sequestri effettuati.
La Campania registra il numero più alto di reati in applicazione della legge 68 del 2015 sugli ecoreati, ben 158, con 181 persone denunciate e 4 arrestate,insieme al sequestro di 98 beni per un valore complessivo di 32,7 milioni di euro.La legge 68/2015- commenta Legambiente- viene applicata su tutto il territorio nazionale, andando a colpire prevalentemente il modus operandi delle imprese criminali, molte delle quali operano nelle regioni piu industrializzate. Inutile aggiungere che e sempre stato quest’ultimo l’obiettivo principe della legge, cioe costringere tutte le imprese a operare legalmente contrastando, dunque, ogni forma di concorrenza sleale costruita sull’altare del dumping ambientale.
«I numeri e le storie raccolte nel rapporto – dichiara Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- dimostrano inequivocabilmente come il crimine ambientale sia essenzialmente un crimine d’impresa. Se le mafie continuano a essere una minaccia per l’ambiente e gli ecosistemi, una parte rilevante la giocano, come sempre, imprese, imprenditori e professionisti spregiudicati e senza scrupoli e pubblici dipendenti infedeli avvinti dalla corruzione . Le risorse ambientali sono, per queste ragioni, ad alto rischio di predazione ecocriminale. È urgente affiancare alla risposta giudiziaria, che in questi anni ha portato dei buoni risultati, una risposta politica-istituzionale ancora troppo carente. Siamo ancora in attesa che inizi concretamente con tempi e regole certe la bonifica del territorio, di azioni concrete per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti che fermino quei “tour” che da sempre alimentano le ecomafie. Così come siamo in attesa delle ruspe per abbattere il cemento illegale, una delle ferite aperte della nostra regione alimentata da una classe politica che continua a proporre condoni per meri calcoli elettorali o perché, in molti casi, è direttamente coinvolta in questi fenomeni. La lotta all' ecomafia deve diventare la vera priorità per la Campania. E' una sfida che si può vincere solo se il mondo imprenditoriale e sociale virtuoso, la politica e le istituzioni si mettono insieme per fare concretamente e con serietà. Solo così possono dimostrare di avere a cuore il rilancio dell’economia del Mezzogiorno sotto il segno dell’efficienza, dell’innovazione e della sostenibilità».
Ancora una volta la Campania si piazza in vetta alla poco lusinghiera classifica relativa al ciclo dei rifiuti con 1.930 reati contestati, più del 20% sul totale nazionale. Completano il mesto quadro regionale le 1.987 persone denunciate, i 19 arresti e i 1.074 sequestri. A livello provinciale, la più colpita a livello nazionale è Napoli con 609 infrazioni (+ 34 % rispetto lo scorso anno) 662 persone denunciate e 2 arrestate con 477 sequestri. A livello regionale dopo Napoli troviamo la provincia di Avellino con 275 infrazioni accertate, 211 persone denunciate e 47 sequestri. Terza la provincia di Salerno con 270 infrazioni( incremento record + 96% rispetto scorso anno) con 276 persone denunciate e 10 arrestate con ben 111 sequestri. Chiudono la Provincia di Caserta con 260 infrazioni accertate, 233 persone denunciate e 3 arrestate e la la provincia di Benevento con 56 infrazioni, 50 persone denunciate, 2 arrestate e 36 sequestri.
Alcune buone notizie arrivano anche dal fronte degli interventi di rimozione di penumatici fuori uso, in sigla Pfu, abbandonati nell’ambiente. Secondo i dati forniti da Ecopneus (la societa consortile senza scopo di lucro impegnata nella raccolta e nel riciclo dei penumatici fuori uso) dal 2013 sono complessivamente oltre 22.000 le tonnellate di Pfu rimosse dalle strade delle Province di Napoli e Caserta e recuperate grazie al Protocollo siglato con il Ministero dell’ambiente. Nei primi nove mesi di quest’anno, a conferma di come il fenomeno di abbandono illegale di Pfu prosegua ancora, frutto evidente dalla vendita illegale di pneumatici nuovi o usati, ne sono state recuperate ben 278 tonnellate in 37 comuni delle Province di Napoli e Caserta . La gomma riciclata ottenuta dagli pneumatici fuori uso abbandonati nell’ambiente e raccolti grazie a questo Protocollo d’intesa e stata utilizzata, per esempio, per realizzare il parco giochi nel Rione Parco verde di Caivano, il campo da calcio in erba sintetica dello Stadio Landieri di Scampia e i campi da calcio realizzati nel Rione Vanvitelli a Caserta.
Abusivismo edilizio, imprese edili e di movimento terra in mano alla mafia, grandi insediamenti commerciali, infrastrutture, gare truccate e ciclo dei subappalti, controllo del territorio, moneta di scambio con la politica: l’edilizia fuorilegge muove sempre tanto denaro nero e denaro pubblico, sottratto agli investimenti di cui il paese avrebbe bisogno. La Campania si conferma capitale del cemento connection con 1645 reati accertati nel 2019 con incremento del 40% rispetto lo scorso anno con 1238 persone denunciate 2 persone arrestate e 332 sequestri effettuati. Salerno guida la classifica provinciale a livello nazionale con con 480 infrazioni accertate sul suo territorio con un incremento record di +97% dei reati rispetto lo scorso anno, con 356 persone denunciate e 68 sequestri. Terza in Italia la provincia di Avellino con 466 infrazioni, 355 persone denunciate e 56 sequestri, a ruota segue Napoli con 442 infrazioni, 348 persone denunciate e una arrestata e 158 sequestri. A livello provinciale dopo Napoli troviamo la provincia di Caserta con 159 infrazioni 118 persone denunciate e 33 sequestri. Fanalino di coda Benevento con 83 infrazioni( erano 53 lo scorso anno) , 45 persone denunciate e una arrestata e 13 sequestri.
Questi numeri-conclude Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- ci restituiscono una regione ancora piegata sotto il peso del cemento illegale, che continua a essere un settore molto rilevante della criminalità ambientale, per il valore economico e per la pervicace diffusione sul territorio. A far ben sperare è l’approvazione di una norma fortemente voluta dalla nostra associazione: il potere sostitutivo affidato ai Prefetti quando i Comuni non provvedono entro sei mesi ad eseguire le ordinanze di demolizione da loro stessi emesse. “

Villa Maria Carolina, che sia un luogo di attività culturali qualificate

Una proposta per il rilancio della Città
REGOLAMENTO DEL VERDE DEL COMUNE DI CASERTA - Suggerimenti del circolo di Legambiente Caserta
Fase 2 apertura parchi pubblici, Legambiente presenta indagine sulla percezione del verde pubblico in Campania
COVID 19 - Fase 2 - Le proposte di Legambiente Campania
COVID 19 - Fase 2 - Lettera al Presidente della Regione Campania
Cari, in questo momento di grande difficoltà anche economica, con Padre Mario stiamo cercando di organizzare un servizio di spesa per famiglie bisognose, al momento 5, di diretta conoscenza di Padre Mario. Cominciamo con una spesa di 30 euro a famiglia tramite un buono nominativo che troveranno al supermercato Sigma in piazza dalla Chiesa. Padre Mario anticiperà i primi 150 euro in  modo che da subito le famiglie individuate ne possano usufruire.  Chi vuole partecipare questi sono gli estremi per il bonifico:

Parrocchia Sant'Augusto
IT39Q0898714900000000310977
causale:
Padre Mario Carità COVID.


Teniamo conto che il bonifico per essere accreditato, necessita di 3gg, per cui, sarebbe opportuno cominciare a versare ad inizio settima, in modo da poter organizzare la spesa per la settimana successiva. In assoluta libertà,  chiaramente.  Se qualcosa non è chiaro fate riferimento a me o a padre Mario. Vi terremo aggiornati ogni settimana. Un grande abbraccio,  Padre Mario e Bruno
 
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EMERGENZA CLIMATICA - Richiesta al Sindaco di adozione di misure di contrasto e mitigazione

A proposito di consumo di suolo e di crisi del commercio al dettaglio!
CASERTA MAGLIA NERA PER L'INQUINANTE OZONO.
A QUANDO UN TRASPORTO PUBBLICO EFFICENTE?

Napoli, 22 gennaio 2020 Comunicato stampa
 
 
Emergenza smog sempre più cronica:
 
ecco la foto scattata dal report Mal’aria di Legambiente sul nuovo anno e sull’ultimo decennio
 
 
Nel 2019 in Campania il 28%delle centraline monitorate ha superato i limiti dei 35 giorni consentiti per Pm10
 
Napoli da record
 
Nelle prime tre settimana sono già 17 i giorni di sforamento per Pm10
 
Dal 2010 al 2019 Napoli 10 volte su 10 ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10 con oltre 2000 giorni di inquinamento in città. Segue Avellino con 8 su 10, Benevento 7 su 10, Caserta solo 3 su 10
 
   
 
In Campania l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno. Non basta appellarsi all’assenza di vento e pioggia per intere settimane, l’aria diventa sempre più irrespirabile a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili, dell’ozono e del biossido di azoto che causano, tra l’altro, danni alla salute dei cittadini e all’ambiente circostante. La conferma arriva da Mal'Aria il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle.
 
Nelle prime tre settimane del 2020 Napoli ha già superato per 17 giorni i limiti di PM10, oltre 3 giorni su 4 i napoletani dall'inizio dell'anno hanno respirato smog. Hanno fatto peggio solo San Vitaliano e Volla in provincia di Napoli con 18 sforamenti.
 
L’emergenza smog che si è manifestata nel 2019 non è sicuramente un’eccezione, a evidenziarlo sono i dati dell'Arpac elaborati da Legambiente che vede nel decennio 2010-2019 Napoli in testa alla classifica per i superamenti di Pm 10: 10 volte su 10 ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10. Segue Avellino che ha superato il limite 8 anni su 10, Benevento 7 anni su 10, Caserta 3 anni su 10.
 
Per quanto riguarda gli altri inquinanti, Caserta e Avellino sono coinvolte per i superamenti dei limiti per l’ozono rispettivamente con 52 giorni e 46 giorni.
 
Legambiente ricorda che l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico. A pagarne le conseguenze sono i cittadini. Ogni anno sono oltre 60 mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo)
 
 
Per contrastare in maniera efficace l’inquinamento atmosferico- commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- è indispensabile un cambio di passo nelle politiche della mobilità sostenibile. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. In particolar la città di Napoli, ma soprattutto i cittadini napoletani, paga un sistema di trasporto pubblico che fa acqua da tutte le parti, con la Vesuviana tra le linee peggiori d'Italia e con la linea 1 che un giorno funziona e per i giorni rimanenti registra ritardi, guasti e chiusure. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica “.
 
 
Per il rilancio dell'economia, Caserta ha bisogno di un grande attrattore.
Legambiente Caserta (a cura dell' Ing. Gianfranco Tozza) ha presentato lo studio di fattibilità del Macrico "Il Parco dei Parchi per Caserta".
PUC in Eterno ritardo
Comunicato stampa relativo alla richiesta del 14/11 inoltrata dalle Associazioni al Sindaco di Caserta.
Siamo ben dieci, tra Associazioni e Comitati di Caserta che hanno fatto richiesta al Sindaco Carlo Marino di incontrare la Cittadinanza tutta al fine di esporre e chiarire i contenuti della documentazione afferente al PUC definitivo e da poco pervenuta all’ufficio di Piano.
Noi stessi, consapevoli dei dovuti passaggi, peroriamo che ciò avvenga in momento antecedente alla seduta di Giunta comunale finalizzata all’adozione del PUC, forti del patto democratico che , per Costituzione, nutre le fondamenta della Nostra Nazione e quindi di tutte le Nostre Istituzioni ,  al fine di fornire in maniera preventiva ed ottimale le Dovute e Previste osservazioni.
L’istanza presentata giunge in maniera compatta, forte e determinata da Associazioni accomunate da impegno civile, sociale ed ambientalista e che rappresentano realtà storiche o energie nuove nel panorama cittadino.
Infine mettiamo in evidenza che :
1)sono passati ben 3 anni dall’ approvazione del PRELIMINARE del PUC provvisorio;
2) Occorre chiedersi  se  siano stati rispettati  i tempi reali di consegna stabiliti dalla convenzione con lo studio Pica Ciamarra  ;
3) Il Puc giunge all’ufficio di Piano di Caserta in forma CARTACEA, incompleta (?) e non in forma DEMATERIALIZZATA da versare sul sito preposto e di accesso pubblico;
4) Vogliamo conoscere quali e quante Osservazioni  fornite da Associazioni e Cittadini siano state accolte nel PUC definitivo;
5) Chiediamo al Sindaco quale sarà la tempistica prevista per l'iter della realizzazione di un PUC condiviso e democratico, che ne chiarisca contenuti e procedure.
Firmatari:
Legambiente Caserta; Lipu Caserta; Comitato per Villa Giaquinto; Comitato Caserta centro, no degrado no movida selvaggia; Comitato i Borghi del Belvedere SanSaBriVa; Comitato per il Centro sociale; Comitato città Viva; Associazione Millepiani; San Rufo Rinasce;  Comitato Caserta città di Pace; Club Alpino Italiano sez. Caserta.  
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